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Le risposte di politica fiscale all’emergenza Covid-19

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02
Apr

Le risposte di politica fiscale all’emergenza Covid-19

L’epidemia di coronavirus sta causando il più grande shock economico, finanziario e sociale del 21° secolo, dopo l’11 settembre e la crisi finanziaria globale del 2008. Questo shock sta comportando un arresto della produzione nei diversi Paesi colpiti, rallentando le catene di approvvigionamento in tutto il mondo e determinando un forte calo dei consumi e degli investimenti, insieme a un crollo della fiducia.

Misure di politica fiscale all’emergenza Covid-19

Le amministrazioni fiscali di tutto il mondo stanno mettendo in atto o prendendo in considerazione misure per sostenere i contribuenti colpiti dall’epidemia Covid-19. Le misure adottate per le imprese, sia le persone giuridiche che i lavoratori autonomi, si concentrano generalmente nel sostegno alla liquidità per evitare l’aggravarsi di problemi come il licenziamento dei lavoratori, l’incapacità temporanea di pagare i fornitori e, nei casi peggiori, la chiusura o il fallimento. Tali misure, nelle diverse forme attuate dai singoli Paesi, sono riconducibili sostanzialmente alle seguenti categorie:

  • tempi supplementari per occuparsi di questioni fiscali, tra cui sono comprese:
    • proroghe dei termini degli adempimenti fiscali;
    • rinvio dei pagamenti delle imposte;
    • accesso facilitato ai piani di rateizzo dei debiti e proroga della durata dei piani esistenti;
    • sospensione del recupero coattivo dei crediti fiscali;
    • sospensione nell’applicazione di sanzioni ed interessi;
  • accelerazione nell’erogazione dei rimborsi ai contribuenti;
  • politiche di sostegno al consumo, all’occupazione e agli investimenti;
  • miglioramento dei servizi ai contribuenti e iniziative di comunicazione.

Nel progettare le misure indicate, le amministrazioni fiscali devono necessariamente prendere in considerazione una serie di questioni, tra cui:

  • la possibilità di adottare un approccio mirato e applicare misure solo ai contribuenti che sono i più colpiti dal Covid-19. Potrebbe trattarsi di misure per settori particolari che sono i più colpiti o che sono più cruciali per contribuire a mitigare gli impatti della crisi. Oppure può trattarsi di misure per particolari segmenti di contribuenti, come i sottoinsiemi dei lavoratori autonomi o delle piccole imprese che, in termini relativi, possono essere i più colpiti da problemi di flusso di cassa o da oneri di rendicontazione durante questo periodo. Una risposta più mirata potrebbe essere quella di fornire sostegno ai contribuenti che possono dimostrare attivamente che le loro difficoltà sono legate a Covid-19. In questi ultimi casi, le amministrazioni fiscali dovrebbero considerare il modo migliore per fornire criteri e requisiti chiari in materia di prove per ridurre gli oneri e possibili contenziosi futuri con i contribuenti;
  • la possibilità di adottare misure a tutti i contribuenti, o a tutti i contribuenti all’interno di particolari segmenti come le persone fisiche, i lavoratori autonomi, le PMI e le grandi imprese. Un tale approccio può essere più semplice da attuare in quanto si applica in tutti i casi (o in tutti i casi all’interno di un ampio segmento di contribuenti) e potrebbe essere più facile da comunicare. Tuttavia, potrebbe non essere efficace quanto gli approcci mirati a coloro che hanno più bisogno di sostegno (anche se, naturalmente, un sostegno aggiuntivo può provenire da altre politiche governative);
  • le conseguenze che potrebbero derivare per i contribuenti dalle azioni dell’amministrazione fiscale. Ad esempio, le decisioni di differire i termini per la presentazione delle dichiarazioni fiscali possono avere un impatto sui rimborsi a seconda del sistema in vigore in un determinato Paese. Di conseguenza, i contribuenti potrebbero vedere aumentare i loro problemi di flusso di cassa piuttosto che essere alleviati nei casi in cui ci sia stata una ritenuta fiscale eccessiva o siano stati effettuati più pagamenti anticipati rispetto alla passività finale e quindi siano dovuti dei rimborsi. Inoltre, in alcuni Paesi può esserci un legame tra il reddito indicato nelle dichiarazioni dei redditi e l’ammissibilità di alcune agevolazioni o richieste di prestito;
  • la durata delle misure. Da un lato, infatti, le misure a breve termine possono non fornire il grado di certezza che alcuni contribuenti vorrebbero vedere per quanto riguarda i problemi di flusso di cassa, dato il loro punto di vista sulla durata o sulla gravità della crisi. Le misure a lungo termine possono, tuttavia, accumulare problemi per il futuro, rendendo più difficile per i contribuenti tornare a condizioni normali se, ad esempio, i debiti si accumulano fino a livelli insostenibili o le imposte dovute potrebbero accumularsi in modo significativo con le scadenze future (potenzialmente causando problemi di liquidità del sistema in un secondo momento);
  • la possibilità di frodi. Alcune misure possono essere particolarmente vulnerabili alle frodi, ad esempio la creazione di nuove società con personale fittizio finalizzate alla richiesta di sostegno dal governo, la disposizione di beni prima che i debiti possano essere riscossi, o quando i pagamenti differiti vengono dirottati in schemi fraudolenti. Potrebbe pertanto essere opportuno introdurre nuove misure di analisi del rischio a seconda della finalità delle misure di sostegno.

Quadro sinottico delle misure adottate dai Paesi europei

La tabella seguente fornisce una panoramica delle misure di politica fiscali che i diversi Paesi europei hanno attuato in risposta alla pandemia di Covid-19.

Ad oggi, le misure di sostegno adottate dai diversi Paesi possono assumere una delle seguenti caratteristiche:

  • sostegno al reddito, anche attraverso benefici forniti dal sistema fiscale, a persone e lavoratori, compresi quelli che normalmente non hanno diritto a tali pagamenti. Le misure prevedono un più ampio accesso ai sussidi di disoccupazione, congedi per malattia o per motivi familiari e l’aumento delle sovvenzioni erogate attraverso il sistema fiscale per compensare gli impatti a breve termine sulle famiglie a basso reddito;
  • riduzione o rinvio dei pagamenti dei contributi previdenziali e delle imposte sui salari a carico del datore di lavoro e dei lavoratori autonomi al fine di ridurre immediatamente i costi del lavoro;
  • attuazione di agevolazioni fiscali per i lavoratori del settore sanitario e di altri settori legati all’emergenza al fine di premiare le persone che lavorano per ore extra e in condizioni potenzialmente pericolose;
  • rinvio dei pagamenti IVA, accise e imposte doganali per alcuni articoli importati (ad es. alimenti, medicinali, beni strumentali);
  • accelerare i rimborsi dei crediti IVA;
  • semplificare le procedure di variazione IVA su crediti inesigibili, anche riducendo il periodo minimo di ritardo nel pagamento dell’IVA sulle fatture emesse;
  • revisione delle metodologie di calcolo degli acconti nei pagamenti delle imposte, tenendo conto dell’impatto previsto sul risultato di periodo (invece di utilizzare le vendite o gli utili dell’anno scorso come proxy).
  • rinviare o rinunciare alle imposte che vengono applicate su una base imponibile che non varia con il ciclo economico immediato, ad esempio le imposte ricorrenti sugli immobili;
  • aumentare la generosità negli utilizzi delle perdite accumulate. Un’opzione è quella di trasformare le perdite in crediti d’imposta (o direttamente in rimborsi) determinati moltiplicando l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società prevista dalla legge.

Tali misure assumono tuttavia un’ampiezza ed un’intensità differente nei diversi Paesi che, al momento, rende difficile valutare in modo compiuto la loro efficacia e comparabilità.

Ciò che però è possibile comparare è lo specifico intervento operato da ciascuno Paese sul fronte della più immediata tra le misure di sostegno alla liquidità di imprese e lavoratori autonomi colpiti dall’emergenza, ossia la sospensione delle scadenze dei versamenti fiscali.

A tale fine, dopo aver ricordato quanto attualmente applicabile in Italia, riepiloghiamo le corrispondenti misure adottate in altri Paesi. L’Italia, al di là di un primo rinvio prettamente tecnico di 4 giorni di tutti i versamenti in scadenza il 16 marzo, ha disposto una sospensione dei versamenti IVA in scadenza il 20 marzo e delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e contributive in scadenza il 20 marzo e il 16 aprile, limitatamente però ai soggetti maggiormente colpiti dall’emergenza e a quelli di minore dimensione (fino a 2 milioni di euro di ricavi o compensi), con obbligo di “recupero” dei versamenti non effettuati già a decorrere dal 31 maggio 2020. Limitatamente alle associazioni e società sportive la sospensione copre anche i versamenti in scadenza a maggio, con “recupero” a decorrere dal 30 giugno 2020.

La Francia ha disposto invece un differimento di 3 mesi dei versamenti delle imposte dirette (escluse quindi IVA e ritenute), dietro la compilazione di un semplice modulo da presentare in formato cartaceo all’Amministrazione fiscale, direttamente o per il tramite di proprio consulente.

Il Regno Unito prevede, a favore di tutte le imprese, una sospensione dei versamenti IVA in scadenza fino al 30 giugno (con possibilità di “recuperarli” entro la fine del 2020) e, a favore di tutti i lavoratori autonomi, lo slittamento di 6 mesi della scadenza di versamento delle imposte sui redditi (dal 31 luglio 2020 al 31 gennaio 2021).

Quanto alla Germania, complice la complessità dell’organizzazione federale del fisco, non è ancora possibile definire nel dettaglio le misure di sospensione e differimento dei versamenti fiscali, ma, secondo le linee guida indicate sul sito del Ministero delle Finanze, dovrebbe trattarsi di interventi di ampio respiro volti a consentire il differimento fino a fine 2020 non solo dei versamenti per imposte dirette e rivolti alla generalità delle imprese con un calo di attività.

La Spagna, che nel percorso della crisi epidemiologica è il Paese che segue più da vicino l’Italia, ha disposto una sospensione, a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi con volume di affari fino a 6 milioni di euro, dei versamenti in scadenza nel periodo compreso tra il 13 marzo e il 30 maggio 2020. La sospensione si applica alla generalità dei versamenti (imposte sul reddito, IVA, ritenute, accise), ma nel limite massimo di 30.000 euro complessivamente “sospendibili”.

Il grafico seguente fornisce una presentazione dell’intensità delle misure di sostegno alla liquidità intraprese dai diversi Paesi europei, prendendo in esame la possibilità fornita dalle diverse amministrazioni fiscali di ridurre il flusso di cassa rinviando i pagamenti delle imposte dovute (per esempio con rate trimestrali o semestrali) o mediante rettifiche al ribasso degli acconti dovuti (o anche la sospensione di tali pagamenti) anche nel caso in cui si prevedano utili per l’anno fiscale.

Conclusioni

Dall’analisi effettuata risulta evidente che le misure adottate dall’Italia per sostenere i contribuenti colpiti dall’epidemia Covid-19, sia in termini di strumenti azionati che in termini di intensità, sono limitate se confrontate a quelle di altri Paesi europei. Si tratta, infatti, di un quadro di interventi necessariamente destinato ad aggiornarsi alla luce del progredire degli impatti della crisi epidemiologica da COVID-19 sul tessuto economico, fermo restando che, essendo purtroppo l’Italia il Paese più avanti nel percorso, sarebbe legittimo attendersi di riscontrare nelle sue misure la massima propensione all’aiuto delle proprie imprese e lavoratori autonomi. Stando alla Relazione tecnica, le sospensioni attualmente varate dall’Italia varrebbero 10,5 miliardi (2,9 miliardi di ritenute fiscali, 4,4 di contributi e 3,2 di IVA).

In sede di conversione del decreto sarà dunque fondamentale prorogare ulteriormente i versamenti sospesi, oltre che prevedere l’introduzione di ulteriori strumenti a sostegno del consumo, dell’occupazione e degli investimenti. Mentre l’attenzione immediata si è infatti concentra sul mantenimento della liquidità e sul sostegno al reddito, in sede di conversione, quando la pandemia si sarà placata, sarà necessario individuare un attento equilibrio tra stimolo fiscale e consolidamento fiscale. Se l’epidemia si protrarrà e l’impatto economico sarà profondo, come sembra essere sempre più frequente in molti Paesi, allora le politiche per mantenere l’economia in stand-by diventeranno più costose e meno efficaci. In questo contesto, l’attenzione dovrà spostarsi verso politiche di stimolo al consumo, all’occupazione e agli investimenti in grado di stimolare l’attività economica e la fiducia nei contribuenti.

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